2004
ALLERONA
Balena fossile
E’ continuato lo scavo paleontologico per recuperare i resti di un cetaceo misticeto (senza denti) fossile di età pliocenica, probabilmente una balenottera lunga circa 12 mt, della quale sono stati già recuperati il cranio, le scapole, gli arti anteriori ed alcune costole, ancora in connessione anatomica.
BEVAGNA
Loc. Aisillo
Nell’ambito di una convenzione con il Comune di Bevagna finanziato dal G.A.L è venuto in luce un ambiente pavimentato con mosaico bianco delimitato da una fascia rosa, di cui si conserva la soglia d’ingresso e, in asse con l’entrata, una base rettangolare in muratura. L’accesso doveva avvenire attraverso un’area aperta pavimentata in cocciopesto. Al lato un secondo vano rettangolare, di cui non si conserva la pavimentazione, con al centro la fondazione di un piccolo basamento in muratura. Altri due ambienti sono stati scavati solo parzialmente, a causa della forzosa interruzione dello scavo a seguito delle cattive condizioni atmosferiche. Non è pertanto possibile allo stato attuale comprendere la reale funzionalità del complesso rinvenuto, che sembra però configurarsi come un’area di tipo sacro, anche per la presenza della vicina vasca in cocciopesto, già nota, databile tra I e III sec. d.C.
CORCIANO
Loc. Strozzacapponi, Via Malanotte
Nel luglio 2004, in seguito alla segnalazione di un privato, con un intervento di somma urgenza, sono state messe in luce due tombe etrusche, di età tardo ellenistica, scavate nel terreno naturale. A camera, precedute da un dromos, con gradini nella tomba n.1, sono chiuse da un lastrone in travertino; hanno una banchina che corre su tre lati della tomba e pozzetto centrale.
Il rinvenimento si inserisce in un’area già nota per sepolcri simili: a pochi metri furono rinvenute nel 1970 altre tre tombe e poco distante altre sepolture (Castel del Piano, Strozzacapponi, Fosso Rigo).
FOLIGNO
Loc. Colfiorito - Plestia
E’ proseguito lo scavo della domus prossima al foro del municipio di Plestia, nella quale si è proceduto alla completa delimitazione sia dell’atrio, che del cubiculum di sinistra con pavimento in scutulatum.
Di particolare interesse, appena fuori dalla domus, la presenza di una struttura ipogeica, di forma quasi quadrata, nella quale tutti gli strati di riempimento sono caratterizzati da una presenza consistente di ossa appartenenti a varie specie animali, in corso di analisi. Da un esame sommario dei materiali recuperati durante lo scavo, è probabile che la struttura ipogeica (bothros) sia stata realizzata in seguito ad una cerimonia religiosa, ancora da individuare, con uso di bevande e cibi rituali, accompagnata dal sacrificio di numerosi animali con conseguente uso del fuoco per la cottura delle carni. L’atto sacrificale sembrerebbe collegarsi ad un episodio di distruzione violenta di strutture abitative, o meglio templari, in seguito ad un incendio, verificatosi non oltre la fine del I sec. a.C., quindi in sintonia con l’altra fossa sacrificale individuata nel 2003 e situata a pochi metri di distanza, sempre nelle immediate vicinanze della domus. Con le indagini future sarà importante stabilire se le fosse sacrificali siano da riferire ad una zona a destinazione esclusivamente residenziale oppure se, come è probabile vista la vicinanza con l’edificio pubblico sotto la chiesa di S.Maria di Plestia, siano da collegare ad attività religiose su suolo pubblico.
Loc. Colfiorito - Annifo
Nei pressi dello svincolo stradale che da Colfiorito conduce ad Annifo, nelle vicinanze della già scavata necropoli di Colfiorito, in occasione dello sbancamento effettuato per la realizzazione di un capannone industriale, sono state individuate 25 tombe del tipo a fossa, pertinenti agli Umbri Plestini, databili tra IX e VI sec. a. C. Le tombe sono segnalate da una grossa pietra o da un piccolo tumulo di ciottoli e pietrame vario a copertura della fossa. Non è stato quasi mai possibile recuperare i resti scheletrici, consunti dall’azione acida del terreno, ed il sesso è stato desunto dal tipo di oggetti deposti.
Loc. Colfiorito - Monte Orve
Lo scavo ha messo in luce il paramento dei muri di delimitazione del témenos rinvenuto nel 2001, lasciando intuire una fase di frequentazione precedente, al di sotto di ulteriori strati di crollo delle strutture murarie. All’interno del témenos il rinvenimento di una struttura muraria parzialmente crollata e di un piano di frequentazione costituito da scaglie calcaree, fanno pensare ad un edificio santuariale di età classica-ellenistica, frequentata ancora in età romana, mentre molti frgg. di concotto con impronte di incannucciata relativi a capanne protostoriche documentano la frequentazione dell’area almeno dal VII-VI sec. a.C.
FRATTA TODINA
I lavori si sono concentrati nel settore SE della villa rustica e sono stati portati in luce tre ambienti con pavimento in cocciopesto, anche se in alcuni tratti si conserva solo lo strato di preparazione in ciottoli. Nel versante E gli ambienti sono delimitati da un muro in opus incertum e qui è stata anche rintracciata una canaletta in blocchi di calcare locale coperta da tegole. Il materiale rinvenuto porta ad una datazione tra II sec. a.C e I sec. d.C.
GIANO DELL’UMBRIA
Loc.Toccioli
A poca distanza dalla statale n.316 dei Monti Martani, che corrisponde in alcuni suoi tratti al tracciato dell'antica via Flaminia, è continuato di scavo della villa, consentendo di individuare, allo stato attuale, 13 ambienti ad essa pertinenti, alcuni dei quali identificabili quali un ambiente termale, un lungo corridoio, un peristilio, 3 cubicula. Di particolare interesse il peristilio realizzato e decorato con estrema raffinatezza. Il complesso si conferma come una grande villa d’otium che conosce il momento di grande splendore nella prima età imperiale, continuando a vivere fino al IV sec. d.C., ma che ha probabilmente una precedente fase repubblicana come sembrano attestare resti di pavimentazione in opus spicatum ed alcuni frammenti di vernice nera.
GUALDO TADINO
Loc. Colle Mori
E’ proseguita la ricerca archeologica sull’acropoli del centro umbro. In particolare si è scavato a fianco del sacello, riportando alla luce altri due ambienti, nei quali si è rinvenuto materiale votivo.
Loc. Taino
E’ iniziato lo scavo nell’area del municipio di Tadinum, d’intesa con il Comune di Gualdo Tadino e l’Università di Perugia, Facoltà di Lettere e Filosofia, prof. Paolo Braconi. E’ emersa la fase di distruzione del centro, risalente al periodo altomedievale, aldisotto della quale un piazzale lastricato, riferibile con probabilità ad un’area pubblica.
GUBBIO
Via Perugina
Nel corso di lavori edilizi è emerso un grande muro in opera quadrata appartenente ad un monumento pubblico, edificato su strati di terreno interessati da un abitato protostorico a capanne.
Loc. S.Biagio
E’ stata trovata una fornace di età repubblicana.
Loc. Nogna
L’indagine di quest’anno ha consentito di individuare una sequenza di tre piani di calpestio dell’area sacra: un primo in fase con la costruzione del podio (pieno II sec. a.C.), un secondo con il podio interrato, riferibile probabilmente alla prima metà del I sec. a.C.; un terzo relativo allo spianamento di uno spesso strato di terra su tutta l’area retrostante il tempio (I sec. d.C.). L’evidenza stratigrafica ha inoltre potuto stabilire che la costruzione della cella è contemporanea a quella del muro di drenaggio situato a monte di esso.
MARSCIANO
Loc. Migliano
Sono proseguiti gli scavi all’esterno del castello per verificare la funzionalità degli ambienti rinvenuti durante le precedenti campagne di scavo, per i quali non si è però ancora individuata la fase cronologica più interessate e cioè quella relativa al castello.
MONTEFRANCO
Loc. Monte Moro
Nell’area del santuario sulla sommità della montagna la Soprintendenza, con il concorso economico anche del Comune, ha ripreso lo scavo mettendo complessivamente in luce un’area di circa 200 mq. Sono emersi cinque ambienti, uno almeno dei quali si caratterizza nettamente come luogo di culto. Nell’area antistante l’accesso si collocano le due cisterne/silos indagate nel 1998, scavate nella roccia e databili entrambe ad epoca repubblicana, colmate con frammenti di terrecotte votive tardorepubblicane e ceramiche della prima età imperiale, in occasione della ristrutturazione di un’area di santuario, testimoniato inequivocabilmente dalla presenza di bronzetti votivi schematici rinvenuti in giacitura secondaria.
Il complesso indagato quest’anno, orientato NW/SE, è lungo complessivamente 26 mt. e sono stati messi in luce cinque ambienti, quattro dei quali pavimentati ed uno probabilmente scoperto.
Ad un primo esame è possibile datare solo la fase ultima dell’edificio, riferibile agli inizi del IV secolo d.C., ma il rinvenimento, negli strati di abbandono e di obliterazione, di reperti che coprono un arco cronologico dall’età repubblicana al tardoantico indica che l’edificio deve avere avuto fasi costruttive precedenti, di cui oggi non si possono fornire ulteriori precisazioni.
NOCERA UMBRA
Loc. Campodarco-Zingaretti
La campagna annuale di scavo ha previsto un’indagine in estensione dell’area, allo scopo di verificare la prosecuzione, in direzione Nord, dell’insediamento oggetto d’indagine dal 1999, nato in relazione col tracciato dell’antica via Flaminia, grossomodo ricalcato dalla moderna statale. Le emergenze individuate sono riconducibili ad almeno tre fasi, che testimoniano una lunga occupazione, o rioccupazione, dell’area, come confermato anche dai materiali in strato, compresi tra il I e il IX secolo d.C. Al primo impianto, risalente ad epoca imperiale, sono riferibili alcuni ambienti termali, che il pregio delle decorazioni architettoniche e i frammenti scultorei recuperati suggeriscono di riferire ad una villa, piuttosto che ad una statio. Sulle strutture termali si impianta, in epoca alto-medievale, un edificio di culto, che forse riutilizza parte degli ambienti romani. La campagna di scavo 2004 ha consentito di verificare la presenza di annessi alla chiesa, dei quali rimangono fondazioni murarie di incerta lettura, anch’essi sovrapposti ad ambienti di fase romana. L’ultima destinazione funeraria dell’area, successiva ad un restringimento della chiesa, è attestata dalla presenza di tombe ricavate nella parte anteriore dell’edificio.
NORCIA
Piana di Santa Scolastica
Gli sbancamenti per le fondazioni di un capannone industriale avevano portato alla luce nell’autunno 2003 un nuovo settore della necropoli; lo scavo archeologico delle tombe, iniziato subito dopo il fermo dei lavori, è proseguito fino a marzo 2004. L’area complessivamente indagata copre una superficie di circa 1200 mq. Complessivamente sono state individuate 60 tombe, tutte fosse terragne scavate nel terreno alluvionale. Si distribuiscono cronologicamente tra il VI secolo e la prima età imperiale, ma la maggior parte di esse si data tra IV e III sec. a.C., un periodo questo relativamente poco documentato nel settore di necropoli oggetto di scavo nel 2000 al Caseificio. L’interesse dell’indagine consiste quindi proprio nell’integrazione di dati che offre per la principale necropoli nursina rispetto al quadro finora disponibile.
Le tombe si dispongono con una certa casualità e tombe più recenti tagliano e parzialmente distruggono deposizioni precedenti. Si osserva tuttavia in alcuni casi una tendenza a disporre le sepolture esattamente le une sopra le altre, probabilmente in relazione a inumati appartenenti ad una medesima famiglia.
Poche le deposizioni risalenti ad età arcaica, con corredi comprendenti armi in ferro, vasi di bucchero ed impasto buccheroide o in bronzo (frammenti di un bacile ad orlo perlato).
Nelle tombe maschili di IV sec. a.C. ricorrono ancora le armi. In esse la ricchezza del corredo è documentata anche dalla presenza di vasi a figure rosse, per lo più con decorazioni fitomorfe, forse di importazione etrusca o comunque di imitazione. Numerose sono le tombe di bambini con corredi anche piuttosto ricchi: le maschili comprendono armi miniaturistiche, quelle femminili terrecotte figurate. Spicca tra queste la tomba n. 45 di età imperiale romana, con oltre 40 oggetti di corredo, tra cui, oltre a monete bronzee (l’obolo per Caronte), il capo in osso di una “bambolina” finemente lavorato e con elaborata capigliatura, conchiglie e perline in pasta vitrea, vasi miniaturistici in ceramica a pareti sottili, ceramica comune, terra sigillata e in vetro.
ORVIETO
Loc. Campo della Fiera
L’area ai piedi della rupe orvietana, su cui insistono i resti di un grande complesso sacro identificabile nel Fanum Voltumnae, viene indagata congiuntamente dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici e, su concessione del Ministero, dall’Università di Macerata. Nel corso della campagna 2003, è stato rimesso in luce un altro lungo tratto della strada basolata romana, parallela all’attuale strada statale, che mette direttamente in relazione la zona del Sasso Tagliato con la rupe orvietana, e più esattamente con la porta Maggiore (in epoca etrusca unico accesso comodamente praticabile per la città). La strada è delimitata da crepidini ben conservate e in un tratto sono visibili i blocchi destinati all’attraversamento dei pedoni. Appare significativo il fatto che la strada tagli obliquamente le strutture preesistenti, che evidentemente non erano più in uso al momento della sua costruzione. Nell’area di scavo condotto in regime di concessione ministeriale dal Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storiche dell’Antichità dell’Università di Macerata, diretto dalla Prof.ssa Simonetta Stopponi, i diversi saggi, distribuiti su una superficie di quasi due ettari, hanno ribadito la lunga frequentazione della zona dalla seconda metà del VI sec. a.C. al XIV sec..d.C. Ai resti di strutture erette in tecnica a telaio e a scacchiera, tipiche di murature etrusche volsiniesi, localmente note dal santuario di Cannicella, da Via della Cava e da rivestimenti di pozzi, si somma la scoperta di un basolato stradale ellenistico, messo in luce per più di cinquanta metri, e di un secondo basolato tecnicamente analogo al primo. Cospicue le testimonianze di età romana dal periodo tardo-repubblicano all’inoltrata età imperiale. Per la fase tardo-antica i lavori del 2004 hanno messo in luce, sotto le fondazioni della chiesa romanica di San Pietro in vetera, già emersa in precedenti campagne, due successive pavimentazioni: un mosaico in tessere bianche e nere si sovrappone ad un livello pavimentale a lastrine marmoree.
Ricca la messe dei materiali, dalle terrecotte architettoniche etrusche alla ceramica attica, dalle sigillate alla maiolica arcaica orvietana. Per la storia delle locali indagini archeologiche e per il riconoscimento degli scavi condotti nella stessa località nel 1876, di rilievo è il rinvenimento di un frammento di nimbo di antefissa che si è rivelato pertinente al gorgoneion conservato al Pergamon Museum di Berlino.
Sono in corso attualmente interventi per il restauro e la sistemazione dei materiali mobili rinvenuti durante le varie campagne di scavo, nonché opere per la protezione e la valorizzazione del sito.
Loc. Pagliano
Alla confluenza fra il Tevere e il Paglia sorgono i resti di un grande impianto portuale e di trasformazione, la cui esistenza è nota fin dalla fine dell’Ottocento e i cui scavi furono condotti dall’ingegnere orvietano Riccardo Mancini. Sono proseguiti nel corso del 2004 i lavori di scavo archeologico nell’area del porto, sono state rimesse in luce le strutture appartenenti ad una grande aula porticata prospiciente il corso del fiume Paglia, e sono stati individuati i resti di una doppia fila di pilastri che con ogni probabilità sostenevano un piano superiore, il cui accesso però non è stato ancora individuato.
Nella stessa zona è proseguito lo scavo didattico condotto dalla Scuola di Etruscologia e Archeologia dell’Italia antica del Centro Studi “Città di Orvieto” sotto la direzione scientifica della Soprintendenza; come negli anni passati lo scavo ha interessato alcuni settori settentrionali dell’area, nella quale sono stati rimessi in luce ambienti probabilmente destinati a servizi di trasformazione e immagazzinamento; in uno in particolare è stato recuperato un accumulo di almeno sette pesi da telaio di forma troncopiramidale a base rettangolare, oltre a monete e frammenti di ceramiche di vario tipo e di bronzo. E’ stato completato lo scavo di una lunga canalizzazione in laterizio, posta al di fuori del complesso architettonico, probabilmente in corrispondenza di impianti per la distribuzione e conservazione dell’acqua.
Sono infine in corso, con finanziamenti disposti dalla Regione dell’Umbria a favore del Parco Fluviale del Tevere, le opere di sistemazione e valorizzazione sia ambientale che archeologica, ivi compresa una parte notevole di restauro delle strutture murarie rinvenute nel corso delle varie campagne.
PERUGIA
Centro
I recenti lavori di consolidamento delle canoniche di S. Lorenzo, attigue alla Cattedrale, hanno previsto una serie di scavi, legati agli interventi conservativi e all’allargamento del Museo Capitolare della Cattedrale di S. Lorenzo di Perugia. Le indagini, ancora in corso, restituiscono testimonianze legate all’antica Perusia, in un’area poco distante dal Foro romano ed interessano due zone: una, sulla sommità del colle, nel chiostro e l’altra in via delle Cantine. I lavori condotti nel chiostro hanno messo in luce una serie di stratificazioni dall’età post classica al bronzo finale, tra le quali risulta di particolare interesse uno spesso strato di bruciato riconducibile ad uno degli incendi della città romana. All’interno della sacrestia lo scavo ha individuato una stratigrafia archeologica di epoca ellenistica, relativa all’interro antico del terrazzamento, con tracce della fondazione di una struttura. Dallo strato sono stati recuperati frammenti di terrecotte architettoniche, antefisse, pertinenti ad uno o più edifici templari, inquadrabili in un ambito cronologico dal IV al III sec. a.C.
In Via delle Cantine, fiancheggiata da un poderoso muro di sostegno in opera quadrata , costruito in forma monumentale per sostruire l’area pubblica più importante della città e databile in epoca di poco precedente rispetto alle mura etrusche, le indagini condotte per liberare la facciata del muro dal terreno, hanno restituito vari strati, tra cui uno di bruciato; tra i materiali alcune terrecotte architettoniche,ed antefisse di II sec. a.C.
SPOLETO
Piazza d’Armi
In collaborazione con l’Università di Perugia - Facoltà di Lettere e Filosofia e Dipartimento di Studi storico-artistici, prof. Gianluca Grassigli - e il Comune di Spoleto, è proseguita l’ indagine sistematica nell’area di Piazza d’Armi a Spoleto, dove è da localizzare un settore della necropoli della città preromana, come dimostrato dal rinvenimento, nel 1982, di una prestigiosa tomba femminile risalente al VII sec. a.C.
Nel settembre 2004, dopo una campagna di prospezioni georadar che avevano evidenziato una serie di anomalie, sono state individuate ed esplorate due tombe a fossa terragna scavate nel deposito detritico alluvionale, con scheggioni di pietra posti a protezione dell’inumato. I corredi le qualificano come pertinenti ad un individuo maschile, deposto con le armi, e ad un individuo femminile con articolato corredo ceramico e ricco ornamento di fibule in bronzo. La datazione di entrambe le deposizioni può essere fissata intorno al VII sec. a.C., analoga quindi a quella della tomba femminile rinvenuta nel 1982.
Teatro nuovo
I lavori di restauro e riqualificazione del Teatro Nuovo di Spoleto hanno comportato la rimozione del pavimento della platea per la collocazione dell’impianto di riscaldamento. Lo scavo preliminare alla ripavimentazione della platea, che avrebbe impedito ogni futura indagine, ha messo in luce strutture di notevole monumentalità, ben conservate perché sigillate in antico da colmate di detriti, derivanti da cospicui lavori di demolizione di ambienti prossimi.
Si sono individuate almeno due fasi edilizie riferibili ad età romana repubblicana, la più antica delle quali risale al pieno III sec. a.C. e quindi può essere riferita al primo impianto della colonia latina del 241 a.C. Le strutture repubblicane più recenti consistono in due grandi muri paralleli, orientati NE/SW, uno dei quali con funzione di contenimento del terreno, costruiti a secco con pietrame di grandi dimensioni. In epoca primo imperiale queste strutture furono inglobate in una grande struttura a L, anch'essa con funzione di contenimento del pendio. Il grande salto di quota esistente verso valle, sia in direzione NE che in direzione NW, venne ricolmato in avanzata età imperiale scaricando le macerie della demolizione di edifici primo imperiali esistenti nei pressi. Nei vari strati di colmata leggibili si sono rinvenute grandi quantità di stucchi e intonaci dipinti, anche con motivi figurati.
In questi livelli di colmata in epoca tardoantica venne costruita una canaletta in opera cementizia con paramento interno in mattoni, chiusa con laterizi posti alla cappuccina, reimpiegando anche laterizi di epoca più antica provenienti dallo spoglio di edifici termali.
Per il periodo più tardo, a fronte della documentata asportazione pressoché totale dei contesti medievali, è stato trovato un pozzo di scarico di età medievale, conservatosi perché scavato in profondità nei livelli di età romana, colmo di ceramiche databili al XIII-XIV secolo.
Palazzo Mauri
Nei mesi di novembre e dicembre, nel corso dei lavori di restauro, è stato rinvenuto un ampio tratto di pavimento musivo. Il mosaico, figurato e policromo, appare di notevolissimo interesse e in ottimo stato di conservazione. Le tessere di grandi dimensioni ne palesano la cronologia tarda. Si riconosce il motivo, ampiamente diffuso in ambito paleocristiano, di tralci di vite che hanno origine da grandi contenitori resi con un motivo a rombi, probabilmente per rappresentare l’intreccio di un cesto, e rappresentanti nel loro insieme una croce greca. Tra i tralci grappoli d’uva e pampini numerosi animali. La raffigurazione è resa con i colori rosso, mattone e nero su fondo bianco, con uso anche di tessere blu e rosse in pasta vitrea. L’insieme della raffigurazione è di notevole eleganza ed equilibrio formale pur nella resa schematica degli elementi.
Poiché l’opera con ogni verosimiglianza doveva essere destinata ad un luogo di culto o alle sue pertinenze è doveroso supporre un estendersi dell’edificio paleocristiano anche negli ambienti attigui e in corrispondenza della corte del palazzo. Lo scavo è tuttora in corso.
TERNI
Anfiteatro
Nell’area esterna all’anfiteatro, tra questo e le mura, è venuta in luce una fossa quadrangolare scavata nella sabbia che costituisce il terreno geologico di Terni. Si tratta con ogni probabilità di un deposito votivo contenente i resti di una cerimonia religiosa di rilievo, di cui sono state fino ad ora recuperate due teste femminili fittili, una statuetta femminile di terracotta, la parte inferiore di una statua fittile, a fianco della quale erano un cinturone di bronzo di tipo italico, un tavolino miniaturistico di ferro, due olle di terracotta rosso-bruna, i resti di un probabile sgabello o tavolino in legno. Da un esame preliminare degli oggetti si può proporre una datazione genericamente intorno al IV sec. a.C.
Monte Torre Maggiore
Lo scavo ha interessato soprattutto la zona in corrispondenza dell’ingresso dell’area sacra, presso il limite meridionale del témenos. L’individuazione di uno strato di crollo costituito da blocchi calcarei e da conci in travertino contiguo all’ingresso e di un vasto strato di laterizi lascia ipotizzare la presenza di una modesta struttura coperta, forse un portico, a ridosso dell’ingresso. Sono state inoltre rinvenute modeste strutture di diversa datazione e sono stati rintracciati gli estremi cronologici di frequentazione dell’area, segnalati da punte di lancia in ferro e da bronzetti schematici il più antico e da una moneta di IV sec. d.C. (Costanzo II: 351-355) il più recente.
Maratta Bassa
E’ continuata la ricerca nell’area dell’abitato orientalizzante scavato già negli anni precedenti, riportando alla luce altri resti di abitazioni.
TORGIANO
Loc. Miralduolo, voc. Vecchio
In una zona pianeggiante, destinata alle coltivazioni agricole, per lo più vigneto, lungo la via che ricalca probabilmente il tracciato della via Amerina, gli scavi hanno messo in luce negli anni scorsi alcune tombe romane inquadrabili al I sec.d.C. e, in una zona poco distante dalle sepolture, strutture riconducibili ad un insediamento rustico collegato alla produzione del vino, come attestano la presenza di un orcio frammentario infitto nel terreno e la grande quantità di anfore frammentarie . La fattoria, ancora in corso di scavo, presenta cinque ambienti, di cui non si conservano le pavimentazioni, se si eccettuano alcuni brani di cocciopesto. I materiali rinvenuti attestano l’uso dell’insediamento rustico dal II sec.a.C. al I sec.d.C. Alla fine del I sec.d.C. e nel corso del II sec.d.C. il luogo venne riutilizzato come necropoli, con tombe contemporanee a quelle precedentemente individuate.
Nell’area orientale esterna alla fattoria una vasta zona di bruciato, ricca di materiali ceramici, vetro e scorie di ferro, è riferibile probabilmente ad una fornace all’aperto .
S. VENANZO
Loc. Poggio delle Civitelle
Sono proseguiti i saggi di approfondimento che hanno permesso di avere un quadro più completo sulle varie fasi che hanno interessato le strutture abitative presenti sulla collina. Sono ben documentate le frequentazioni etrusche che si inseriscono nel quadro relativo agli influssi volsiniesi; in epoca romana gli interventi edilizi sono ben documentati relativamente a tutto il complesso abitativo.
UMBERTIDE
Monte Murlo
Sulla sommità di Monte Murlo di Preggio, ricerche compiute nel 1969, hanno rilevato l’esistenza di un insediamento fortificato di età preromana, con una cinta muraria lunga 600 m. circa, ubicata in una posizione strategica molto importante, in una zona di confine fra i territori dei centri etruschi di Perugia e Cortona ed il territorio abitato dalle popolazioni italiche. All’interno del recinto, nella parte più alta sono venute alla luce strutture pertinenti ad un edificio, che l’opera degli scavatori clandestini ha sconvolto.
Nel 2004 sono stati rinvenuti i battuti pavimentali all’interno del recinto murario, ed i tagli nella roccia per cavare in loco i blocchi destinati alla cinta fortificata. Da alcuni crolli dono emersi oltre a laterizi e pietre, una moneta con Giano bifronte ed alcuni frammenti di sigillata italica che ci permettono di delimitare la cronologia dell’oppidum, che ha vita dal II al I sec. a.C.
RESTAURO MANUTENZIONE E VALORIZZAZIONE
AMELIA
Necropoli ex Consorzio
Sono in fase conclusiva i lavori di restauro delle strutture emerse (consolidamento dei cassoni lapidei, posa in situ delle coperture) e la pulizia generale dell’area in vista di un progetto di valorizzazione.
ASSISI
Domus c.d. di Properzio
Anche all’interno della cosiddetta “casa di Porperzio” nel corso degli anni sono stati effettuati numerosi interventi di restauro, l’ultimo dei quali ha interessato il pavimento in opus sectile del primo ambiente. Le operazioni di restauro hanno messo in evidenza la peculiarità del pavimento caratterizzato da tre fasi di intervento, testimoniate da un diverso utilizzo di marmi e dalla diversa decorazione adottata.
AVIGLIANO
Loc. Dunarobba
Con i fondi del Comune di Avigliano e sotto il controllo tecnico della Soprintendenza si sta portando a termine il programma di verifica sulle metodiche da adottare per la salvaguardia dei tronchi “mummificati “ della foresta fossile. Si sta studiando pertanto sia la possibilità di usare resine che isolino il tronco per una futura fruizione all’aperto, sia l’uso di una camera stagna che isoli il tronco dall’esterno. E' allo studio un monitoraggio ad alta precisione per valutare anche le minime deformazioni del legno.
CARSULAE
Sono stati avviati e sono ad un buon livello di avanzamento i lavori per il restauro della cisterna romana adibita ad antiquarium : l’edificio infatti, dopo le opere di sistemazione e allestimento avvenute alcuni anni fa, aveva manifestato preoccupanti lesioni, dovute, secondo le indicazioni fornite dai tecnici interpellati al riguardo, all’abbassamento della falda idrica sottostante l’area archeologica che a sua volta aveva prodotto dissesti negli strati superficiali di terreno. La lunga progettazione e predisposizione dell’intervento di sottofondazione e consolidamento ha reso possibile l’avvio dell’intervento vero e proprio nell’autunno del corrente anno. Ultimati i lavori
l’edificio riceverà di nuovo una adeguata sistemazione per essere riaperto al pubblico godimento nel corso della prossima stagione primaverile.
CORCIANO
Necropoli di Strozzacapponi
Grazie ad un finanziamento straordinario disposto con legge nazionale, la Soprintendenza ha avviato lavori preparatori all’allestimento di un percorso integrato di visita alla necropoli etrusca di Strozzacapponi – di scavo recente – e alla necropoli di Fosso Rigo, in una zona marginale del territorio comunale di Corciano, ma di grande importanza, in quanto appartenente ad un insediamento produttivo e artigianale di età ellenistica. Le campagne di prospezione geologica hanno messo in evidenza una serie di anomalie alle quali potrebbero corrispondere altrettante camere funerarie, che nel prosieguo dell’intervento potrebbero essere scavate.
Nel corso dell’intervento, in occasione delle “Giornate per il Patrimonio”, è stata inaugurata la nuova sistemazione e allestimento degli apparati didattici della necropoli di Strozzacapponi.
GUBBIO
Teatro romano
Sono stati effettuati lavori di consolidamento e ripresa delle murature, oltre alla sostituzione di una parte della recinzione.
MONTECCHIO
Necropoli preromana del Vallone San Lorenzo
Nella primavera 2004 si sono conclusi, e sono stati inaugurati nel corso di una cerimonia, i lavori di costruzione delle nuove tettoie di protezione alle tombe della necropoli del Vallone San Lorenzo, in comune di Montecchio. I lavori sono stati resi possibili da un finanziamento disposto dalla Regione dell’Umbria, Assessorato all’Ambiente, a favore dell’Ente Parco Tevere, in esecuzione di un accordo di programma stipulato fra Soprintendenza e Regione.
Il nuovo allestimento, progettato da tecnici della Soprintendenza, consente una migliore salvaguardia delle strutture funerarie, ora riparate dagli agenti atmosferici, senza peraltro alterare in misura eccessiva le caratteristiche ambientali. L’intervento ha consentito anche la migliore sistemazione delle attrezzature a disposizione dei visitatori (percorsi interni, aree di sosta e pannelli didattici).
NARNI
Ponte di Augusto
È continuato il restauro della struttura, che sarà completato nella prossima primavera.
NORCIA
Criptoportico romano presso Porta ascolana
E’ stato sistemato e valorizzato con impianto di illuminazione il criptoportico, oltre ad opere di bonifica della strada ad esso soprastante.
ORVIETO
Necropoli di Crocifisso del Tufo
In previsione dell’imminente apertura del percorso pedonale dalla rupe verso la zona della necropoli di Crocifisso del Tufo, e allo scopo di valorizzare l'importante complesso funerario orvietano, si è provveduto alla sistemazione dell’area antistante: sono state demolite alcune baracche costruite anni fa per deposito di mezzi e materiali archeologici; è stato ripristinato un grande spazio verde, da destinare a tutte quelle attività collaterali alla visita; è stata completata la sistemazione della palazzina destinata a centro visita e documentazione, nella quale sono state ricavate alcune sale a disposizione del pubblico, in cui attraverso pannelli ed una vetrina con esemplificazione di materiali viene delineata la storia della necropoli, la successione degli interventi di scavo e ricerca, le opere per il restauro e la valorizzazione del complesso. Una saletta è stata arredata e messa a disposizione delle scolaresche o dei gruppi di visitatori ai quali la cooperativa, che gestisce per conto della Soprintendenza i servizi didattici, potrà dare informazioni o tenere lezioni preliminari alla visita. Altri ambienti, al piano inferiore della palazzina, sono invece destinati ad ufficio di direzione e a saletta di riposo per il personale di custodia, oltre che a servizi a disposizione del pubblico.
Nel corso dell’autunno è stato inoltre completato, con finanziamenti ordinari del Ministero, il rifacimento di una tettoia di protezione delle tombe in parte scavate nell’area della necropoli a ridosso della rupe, ed è stato avviato il programma di realizzazione dei nuovi percorsi di visita, con la costruzione di una passerella di attraversamento nel settore a monte della necropoli; ciò permetterà di allargare la superficie visitabile e di render fruibile una zona della necropoli in gran parte già scavata e restaurata. I lavori hanno inoltre consentito di perfezionare l’impiantistica, in previsione della possibilità di illuminazione notturna per la fruizione della necropoli nel periodo estivo.
PERUGIA
Museo Archeologico Nazionale
Sono continuati i lavori di restauro delle urne e di un mosaico romano ed è stata effettuata la pulitura di elementi di letti/sgabelli romani in bronzo provenienti dal municipio romano di Arna, tutti facenti parte delle collezioni storiche del Museo, con il parziale contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.
Via Pascoli
Il mosaico Romano di Orfeo e le fiere è un importante testimonianza del II secolo d.C., situato all’interno del Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Perugia. Rinvenuto nel 1875, è stato oggetto di operazioni di scavo a più riprese (1900, 1925, anni ’40) fino al 1964, anno di realizzazione delle attuali strutture universitarie, dalle quali venne praticamente inglobato.
Durante il restauro di una parte della superficie musiva, effettuato a cura della Soprintendenza Archeologica per l’Umbria a partire dal 1996, sono tornate all’attenzione le problematiche di conservazione del mosaico.
Pertanto, negli anni 1997-99, il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Perugia, Sezione di Fisica Tecnica, ha condotto, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici per l’Umbria, un complesso monitoraggio delle condizioni ambientali del mosaico, che ha portato, tra l'altro, ad un primo intervento di drenaggio, volto ad eliminare le infiltrazioni di acqua che lo interessavano.
Le indagini e le misure effettuate, estese ad un ampio intervallo temporale, hanno consentito di comprendere le cause e le dinamiche di degrado del pavimento musivo e di formulare una proposta per il suo intervento conservativo, che vede, insieme alla Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Umbria e al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Perugia, l’interesse di numerosi Enti ed Istituzioni quali il Provveditorato alle Opere Pubbliche per l’Umbria, il Comune di Perugia, la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.
Il recupero e la valorizzazione del mosaico di Orfeo saranno attuati grazie ad una complessa serie di opere di carattere edilizio, architettonico, impiantistico: si procederà con l’esecuzione delle opere civili, per poi installare un sistema di condizionamento, già sperimentato nella Cappella Sistina a Roma o nel Cenacolo Leonardiano a Milano, e realizzare la copertura vetrata che, oltre a proteggere il mosaico, ne garantisca una visione ottimale dall’alto. I restauri archeologici, l’allestimento intorno al mosaico di una piccola ma significativa esposizione dei materiali rinvenuti in loco, attualmente nei depositi della Soprintendenza, e la realizzazione dell’impianto di illuminazione completeranno le opere.
I lavori saranno conclusi entro aprile 2005.
SPELLO
Chiesa di S. Claudio
Sono stati restaurati gli affreschi relativi a due ambienti delle terme del grande santuario di Villa Fidelia, venuti in luce nel corso dei lavori per la ristrutturazione della Chiesa.
Ex Ospedale civico
E’ stato restaurato con il contributo della A.T.E.R. un pavimento a mosaico relativo ad un ambiente appartenente ad una domus di età imperiale
Anfiteatro romano
Sono stati puliti e sistemati i percorsi in collaborazione con il Comune.