2008

AMELIA - Mura
Nella zona sono in corso lavori di restauro del tratto medievale delle mura urbiche di Amelia, sotto la Direzione Lavori dell’Architetto Raffaele Davanzo con fondi della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici dell’Umbria. Nel corso di tali lavori è stata rinvenuta una porta urbica in opera poligonale. Il manufatto è in stretta e coerente contiguità con la muratura poligonale, nel tratto visibile è alto metri 4, l’arco, a tutto sesto, ha una luce di circa m.2,30. Era obliterato al di sotto di una spessa coltre detritica e vegetale, a contenimento della quale il Comune di Amelia negli anni 50 del 1900 aveva appoggiato uno sperone in blocchi di calcare sovrapposti a secco. Eliminata la parte alta dello sperone è apparsa la porta. Si tratta della sola porta urbica, pressoché integra, riferibile alla cinta muraria poligonale di Amelia, completamente sconosciuta sino all’attuale ritrovamento. Ritrovamento, che, per la sua unicità nel panorama delle cinte murarie in opera poligonale dell’Italia Centrale, assume un importante significato storico-archeologico.

ASSISI
Foro romano

Il 13 settembre 2008 è stato riaperto al pubblico il foro romano, l’antica piazza della città di Assisi, dopo il restauro e l’accurato allestimento del materiale conservato. Il progetto ha avuto lo scopo di rendere facilmente accessibile il sito archeologico, tramite una passerella in vetro, che ha garantito a tutti la sicurezza nell’intero percorso facendo ammirare l’antica pavimentazione originaria. Le murature sono state bonificate dall’acqua ed è stato collocato un idoneo impianto di deumidificazione; una nuova illuminazione valorizza sia le strutture murarie del foro che i materiali in esso conservato.
I reperti mobili, costituiti da steli funerarie, urnette, coperchi, rilievi architettonici, statue sono ora apprezzabili, grazie ad una collocazione più organica; gli oggetti sono stati disposti su supporti in ferro in modo da essere facilmente leggibili, le urnette ed i coperchi, sono stati raggruppati nella stanza di ingresso, ex chiesa di S. Nicolò; le tre grandi statue in marmo sono state restaurate e collocate in fondo al percorso archeologico, valorizzandone la visuale. E’ stata inoltre aperta al pubblico la c.d. “sala delle volte” che permette una visione completa del foro. In questa stanza sono stati allestiti interessanti materiali provenienti da scavi della città e la collezione di materiale egizio di proprietà comunale.
Procedendo dal lato corto orientale, dove erano collocate le tabernae, si arriva di nuovo al lato lungo della piazza dove è stata rimessa in luce gran parte della pavimentazione originaria. Una piccola sala video permette di vedere i siti archeologi della città ed effettuare una visita virtuale dei monumenti più significativi; da una postazione informatica si può inoltre interagire su un percorso archeologico con descrizione e documentazione fotografica del monumento. Un modello, scala 1:50 del tempio della Minerva e del foro (proveniente dal Museo della Civiltà romana di Roma) completa l’aspetto didattico del sito.

San Rufino
Il 10 Novembre 2008 hanno avuto inizio i lavori per la ripavimentazione del Sagrato della Chiesa di S. Rufino ad Assisi e per il relativo recupero delle infrastrutture a rete. Pochi centimetri sotto l’attuale piano di calpestio si è rinvenuta la prosecuzione del grande muro che delimita la terrazza nord-orientale dell’antica città romana di Assisi.
Nel tratto appena scoperto è visibile la cresta del muro ed in profondità parte del primo filare. Per spiegare lo spessore minore rispetto alla parte inferiore visibile dal Museo della Cripta, si avanza l’ipotesi di una spoliazione in antico del paramento che ha lasciato in situ solamente la parte più arretrata del muro. Si evidenzia che la struttura non presenta un nucleo cementizio ma una messa in opera di blocchi di travertino affiancati l’uno all’altro senza legante. Particolare degno di nota è inoltre il blocco angolare scoperto all’altezza della parte centrale della piazza, elemento che permette di definire con precisione la misura della terrazza.
Nella parte centrale del Sagrato è stata intercettata anche una struttura muraria totalmente rasata di cui sono ancora visibili il nucleo cementizio, un lacerto del paramento ed una soglia realizzata con stucco bianco; è molto probabile che tale struttura sia pertinente alla facciata ugoniana della cattedrale di San Rufino.

Piazza Matteotti
Alcune delle numerose strutture venute alla luce quest’anno, permettono di descrivere con maggiore chiarezza l’urbanizzazione del sito nella fase precedente la costruzione dell’anfiteatro.
L’area aveva già restituito muri di terrazzamento e diverse strutture di canalizzazione, oggi tale situazione è più definita grazie alla scoperta di due vasche in pietra modanata e di una nicchia rettangolare collegata a due cisterne voltate e comunicanti tra loro. Le cisterne sono realizzate parzialmente contro terra e presentano un paramento esterno in calcare e interno in laterizi triangolari rivestiti di uno spesso strato di cocciopesto impermeabile. Questo è usato anche per il pavimento e i bauletti di raccordo tra le pareti e il piano di calpestio.
Le altre scoperte hanno permesso, invece, di definire maggiormente la pianta dell’anfiteatro alla quale è possibile adesso aggiungere: parte di un corridoio periferico, due nicchioni aperti verso l’esterno con muri perimetrali in opera vittata e copertura con volta rampante l’uno e volta a botte intonacata l’altro che presenta un muro trasversale in opera reticolata. Importante anche la scoperta della scala che conduce al corridoio superiore dove è ancora visibile l’attacco della rampa d’accesso al II ordine. Il tutto in nucleo cementizio con pochi gradini in pietra calcarea ancora in situ.

CARSULAE
L’area archeologica demaniale non ha avuto la quantità di finanziamenti che potrebbe considerarsi ottimale per la migliore e più adeguata gestione; grazie ad accordi con il Comune di Terni è stato tuttavia possibile procedere all’ordinaria manutenzione (diserbo e pulizia generale dell’area); quanto alle opere di restauro, è stata messa in sicurezza la scalinata di accesso ai templi gemini, nella zona del foro, è sono stati consolidate alcune porzioni di murature in vari monumenti maggiormente deperite.
È proseguita durante l’estate la campagna di scavi in concessione della Università di Valdosta (USA), diretti dalla prof. Jane Whitehead, con lusinghieri risultati, in termini di materiali recuperati e di comprensione del complesso archeologico: gli scavi si sono concentrati ancora nella zona delle terme, lungo la via Flaminia, e in una zona limitrofa al percorso stradale, nel quale sono presenti murature formate da grossi blocchi in travertino, apparentemente di sostruzione di qualche importante edificio, se non proprio di una struttura di accesso alla città.
Grazie ad un accordo intercorso con il Comune di Acquasparta, che ha messo a disposizione della Soprintendenza un magazzino all’interno del palazzo Comunale, sono stati trasferiti da Spoleto, Museo Archeologico Nazionale, ad Acquasparta una considerevole quantità di materiali archeologici provenienti dagli scavi Ciotti di Carsulae e a più riprese depositati a Spoleto. Ciò ha consentito di liberare spazi nel museo spoletino e di aggruppare i materiali di deposito in un unico ambiente limitrofo alla zona archeologica.

CASTEL VISCARDO (TR). Loc. CORIGLIA
Le campagne di scavo hanno portato alla luce un insediamento di epoca romana, posizionato su un terrazzamento naturale, interpretabile come terme o ninfeo che sembra risalire al I sec. a.C. - I sec. d.C. Un primo periodo di frequentazione dell’area è, inoltre, attestato dal rinvenimento di strutture in tufo di epoca etrusca.
L’intento della campagna del 2008 era quello di riportare alla luce completamente il perimetro e gli accessi del complesso emerso negli scorsi anni, cosa che non è stata possibile perché si è scoperto che le stanze continuano oltre l’area indagata, raggiungendo notevoli dimensioni.
Gli alzati dei muri degli ambienti emersi fino ad ora, presentano una tecnica edilizia in pietre fluviali allettate su malta biancastra con faccia a vista e taglio quadrangolare.
All’interno di un ambiente nel saggio C, è comparso un pozzetto in laterizi, funzionale al lavoro di pulizia e controllo del canale interno di scolo delle acque, con un frammento del suo tombino di chiusura.
A SW dell’area di scavo è stato completamente portato alla luce un ambiente absidato che presenta un doppio rivestimento di malta idraulica ed una struttura quadrangolare in laterizi interpretata come fontana.
A N del saggio è venuto alla luce un pavimento a mosaico di grandi tessere bianche, impostato sopra ad uno strato di cocciopesto e delimitato a sud da una canaletta con copertura e fondo in laterizi. Sono, inoltre, emerse terrecotte architettoniche del tipo Lastre Campane con motivi fitomorfi o con la sequenza di pelta e bucranio affiancati ad un giglio.
Significativa è la presenza di molti frammenti di ziro, bucchero grigio, pasta grigia e vernice nera fra cui spicca una coppa in bucchero grigio su basso piede a tromba che fa risalire la frequentazione del luogo al VI ed il V sec a.C. Interventi costruttivi inquadrabili all’età repubblicana sono attestati dalla presenza di una moneta in argento del 115 a.C. mentre ascrivibile al tardo impero è un imponente muro di contenimento e sostruzione.
Di fondamentale importanza per la datazione delle strutture è stato l’utilizzo di uno strumento che impiega la tecnica della fluorescenza ai raggi X (XRF). Questa tecnologia ha permesso, infatti, di capire che il muro suddetto il cui inizio è attestato nel saggio A, nonostante manchino porzioni mediane da scavare, è lo stesso rinvenuto nel saggio E.
La continuità di vita del luogo, frequentato ininterrottamente dal VI sec a.C. al periodo costantiniano, testimonia l’estremo interesse che l’area ha sempre suscitato per le sue caratteristiche geomorfologiche e topografiche: la vicinanza al centro etrusco di Volsinii e la presenza di vie di comunicazione terrestri, quali la via Cassia e la via Traiana Nova, e fluviali, come il fiume Paglia, che collegavano la zona con l’intero distretto tiberino ponendola al centro di importanti traffici commerciali ed influssi culturali.

CANNARA – Collemancio

Il municipium di Urvinum Hortense si forma intorno alla metà del I sec. a.C. e viene ascritto alla tribù Stellatina ed è questa l’epoca in cui può essere datato l’imponente terrazzamento in blocchi di arenaria, realizzato in opera quadrata con contrafforti esterni. Al III sec. a.C. risale invece il tempio (m. 24x18) del quale rimane il basamento di grandi blocchi di arenaria orientato nord-sud, con ingresso a sud.
La deperibilità del materiale da costruzione e le condizioni climatiche hanno favorito il progressivo deterioramento della superficie dei blocchi di arenaria, rendendo così necessario un nuovo intervento di consolidamento e restauro. Le fasi dell’intervento possono essere così riassunte:
Opere di diserbo mediante attrezzature a mano dei paramenti murari con l’asportazione completa di arbusti, erbe infestanti, compresa l’eliminazione in profondità delle radici; pulitura dei blocchi in arenaria consistente in debiotizzazione da specie vegetale infestante tramite applicazione di biocidi seguite da un lavaggio con acqua; stilatura in profondità dei giunti di paramento lapideo mediante malta di calce e polvere di pietra arenaria; stuccatura e microstuccatura dei giunti di paramento lapideo con malte a base idraulica e/o resinose. Protezione finale delle superfici.

CORCIANO
Dopo la conclusione dell’attività di progettazione degli interventi destinati alla valorizzazione dell’area archeologica di Strozzacapponi, è stata avviata l’opera di realizzazione: è stato installato un ascensore destinato ai portatori di handicap per l’accesso alla necropoli sottostante l’edificio di proprietà Bietta; sono stati perfezionati i percorsi interni di visita. Nella zona di Fosso Rigo, costituente l’altro settore della necropoli, è stata realizzata la recinzione dell’area funeraria con l’applicazione di due cancelli di accesso, sia pedonali che carrabili; è in corso di realizzazione una piccola struttura destinata al rimessaggio di materiali, che in prospettiva potrebbe fungere da punto informativo per i visitatori dell’area. Sono in corso di preparazione gli apparati illustrativi e didattici.

Antiquarium

È in via di ultimazione l’allestimento dell’Antiquarium, nel quale saranno esposti i materiali provenienti dai recenti scavi nel territorio comunale; anche questa struttura è stata realizzata con i fondi previsti dalla legge 29/2001, e a seguito della sottoscrizione di protocollo d’intesa fra Comune di Corciano e Soprintendenza. L’inaugurazione è prevista per il 9 gennaio 2009.

FOLIGNO
Via Piave

Durante i lavori per la realizzazione di un edificio residenziale, nel febbraio del 2008 sono stati riportati alla luce alcuni ambienti probabilmente pertinenti alla stessa domus di età imperiale parzialmente scavata negli anni trenta del ‘900, ubicata ai margini della città romana. Uno degli ambienti, non interamente indagato in quanto situato lungo il confine del lotto, ha il pavimento in mosaico, realizzato in parte con tessere di piccole dimensioni, regolari, di colore bianco e nero, in parte con tessere più grandi, di forma approssimativamente quadrangolare, policrome. Nella porzione centrale compare un grande volto maschile barbato, con una ricca chioma e/o una corona, realizzato in tessere rosa, bianche e nere di notevoli dimensioni. L’iconografia è quella attestata nel mondo romano per Oceano, figlio di Urano e Gea. Sulla destra vi è una figura più piccola, con busto frontale e testa lacunosa, nell’atto di suonare con la mano destra uno strumento a fiato costituito da una lunga conchiglia e di sorreggere col braccio sinistro uno scettro. Le zampe equine, rampanti, la individuano come centauro marino o tritone sebbene non sia conservata la parte finale a coda di pesce; Anche questo personaggio è disegnato tramite tessere policrome piuttosto grandi. Al di sopra vi è un personaggio femminile. Tutta la scena è incorniciata da una teoria di pesci, alcuni in tessere bianche e nere, molto accurati nella realizzazione, altri più approssimativi realizzati in tessere policrome di varie dimensioni.
Allo stato attuale il pavimento musivo sembra essere il frutto di successivi interventi: messo in opera con tessere bianche e nere presumibilmente nel II sec. d.C., appare oggetto di rifacimenti e integrazioni con le parti policrome nel corso del III sec. d.C.

Via G.B. Vitelli
Nel corso dei lavori per la realizzazione di una palazzina ATER è stato riportato in luce un tratto di strada romana glareata con muro di contenimento in ciottoli. Il segmento costituisce la prosecuzione della via rinvenuta nel 1998 in Piazza Risorgimento a ridosso dell’area archeologica di S. Maria in Campis ed identificata con un diverticolo del tracciato orientale della via Flaminia. Gli scavi, in attesa di ultimazione, hanno restituito un interessante scarico di materiale ceramico d’età imperiale oltre ad una sepoltura sconvolta.

Interventi PIR Piazza del Grano e Porta Romana

Il controllo archeologico in corso d’opera dei lavori del P.I.R. del Centro Storico di Foligno, richiesto dalla Soprintendenza Archeologica, ha permesso di approfondire aspetti poco noti della città medievale, a partire dai rinvenimenti a Piazza del Grano dove sono stati portati in luce resti di antiche pavimentazioni, una delle quali realizzata con mattoni di forma allungata e stretta allettati di taglio a formare il classico motivo “a spina di pesce”, presumibilmente databile al XIII-XIV. Sono state rinvenute inoltre le fondazioni del loggiato coperto che insisteva al centro della piazza e che fungeva da mercato, noto almeno a partire dal XIV-XV secolo e riportato in tutte le cartografie precedenti il 1831, anno in cui un terremoto lo fece crollare e dopo il quale non venne più ricostruito. Nel corso dello scavo della struttura del loggiato è stata rinvenuta una camera per la fusione del bronzo, parte integrante di una fornace a riverbero e quindi di un’officina metallurgica specializzata nella fusione di tale lega metallica per la realizzazione di grossi oggetti (probabilmente campane). Nella zona di Porta Romana i lavori del PIR hanno permesso di indagare un tratto delle mura urbiche trecentesche e soprattutto le fondazioni delle strutture quattrocentesche della Porta stessa, fiancheggiata da torri, demolita nel 1870 e sostituita dai due caselli del dazio. Benché la sua architettura fosse nota attraverso vedute e rilievi ottocenteschi e alcuni resti fossero stati individuati durante dei lavori nel 1989, ora è possibile posizionare la Porta con esattezza e conoscerne caratteristiche e tecniche costruttive.

Monte Orve

Nel mese di aprile sono ripresi gli scavi sulla sommità di Monte Orve nei pressi di Colfiorito di Foligno dove è stata individuata un’area sacra frequentata dall’età arcaica fino ad epoca imperiale e i cui resti sono stati poi utilizzati in epoca medievale. E’ stato rimesso in luce tutto il perimetro del muro di temenos (un quadrato di ca. 24 m. di lato) e, lungo il lato Sud, una struttura in blocchi calcarei probabilmente da collegare al podio del tempio di epoca tardo-repubblicana.

GUALDO TADINO
Colle i Mori

Nel mese di aprile sono riprese le indagini nell’abitato umbro di Colle i Mori, concentrandosi nella zona dell’acropoli, dove le campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza a partire dal 1995 hanno portato completamente in luce l’edificio sacro, già indagato dallo Stefani nel 1935. Il saggio a ridosso del lato occidentale del sacello ha permesso di precisare che il muretto a secco con alloggi per pali che doveva costituire la base di un porticato laterale dell’edificio sacro fu realizzato in età ellenistica, come attestano gli scarsi frammenti di ceramica a vernice nera rinvenuti in uno strato di livellamento del terreno. Al di sotto di tale strato si sono rinvenute tre buche di pali scavate nel banco di roccia che completano il perimetro della capanna di sei metri di diametro, già individuata nel 2001, riferibile alla prima fase dell’insediamento che risale all’età del bronzo finale.

La città romana di Tadinum
La campagna 2008 nell’area della città romana di Tadinum, svolta nell’ambito del progetto di indagini frutto della sinergia tra il Comune di Gualdo Tadino, della Sezione Studi Comparati sulle Società Antiche dell’Università di Perugia e della Soprintendenza, ha interessato l’area a nord delle grandi terme pubbliche, dove gli scavi del 2007 avevano individuato un vasto piazzale pavimentato in ghiaia. Il complesso indagato appare strutturato, a partire probabilmente dalla metà del I sec. a.C., su una grande piazza terrazzata, al cui interno sono state identificate quattro fondazioni murarie quadrangolari, pertinenti verosimilmente a basi di monumenti funerari. A nord e ad ovest della piazza si affacciavano alcune strutture, conservate solo a livello di fondazioni, tra le quali vi sono due plinti quadrangolari probabilmente relativi ai piedritti di un grande arco. L’insieme dei dati permette di identificare il complesso con una grande area pubblica, verosimilmente il foro civile della città.
A sud del muro di terrazzamento della piazza forense è stato identificato un nuovo complesso edilizio costituito da un’area porticata affacciata verso la Via Flaminia, il cui fronte nord era costituito da un portico con colonne con base di travertino e alzato in calcare (la parte inferiore) e laterizio, realizzato all’inizio del I sec. d.C. Un braccio porticato doveva correre anche a sud ed inquadrare così un’area scoperta destinata ad ospitare un edificio, di cui è stato parzialmente identificato un lacerto murario. Il rinvenimento in giacitura secondaria, nelle adiacenti aree delle terme e del foro, di numerosi frammenti di decorazione architettonica fittile, rende possibile ipotizzare la presenza in questo settore di un edificio templare, le cui strutture vanno forse identificate proprio con quelle indagate. A parziale sostegno di questa ipotesi è da porre il rinvenimento, negli interri pertinenti al rialzamento dei livelli di calpestio avvenuto agli inizi del IV sec. d.C., di un bronzetto di offerente, alto ca. 20 cm., databile in età alto-imperiale.

GUBBIO
Mausoleo romano

Il mausoleo fa parte di una area di necropoli con tombe ipogee riservata alle famiglie più in vista della città; è stato attribuito erroneamente a vari personaggi senza però alcun riscontro storico: a Pomponio Grecino uno dei membri di una importante famiglia senatoria di origine locale, figlio del console del 16 d.C., e a Genzio re illirico, deportato nel 168 a.C. Il monumento romano, di cui è visibile il nucleo in opera cementizia alto circa 9 m., è del tipo a tamburi cilindrici sovrapposti, rivestiti di blocchi di calcare, poggianti su un dado quadrangolare di base. Le indagini archeologiche finalizzate ai lavori di restauro hanno messo in luce, oltre alle riutilizzazioni sopra citate, la platea di fondazione del mausoleo su cui si impostano le parti cilindriche di cui rimangono due blocchi ben visibili appoggiati sul dado.
Il restauro, eseguito a seguito degli eventi sismici e atmosferici che avevano distrutto parte dei blocchi di rivestimento, compromettendone la conservazione, hanno consentito il recupero del bene e la sua visibilità. Il monumento restaurato è stato inaugurato il 5/4/08.

Antiquarium
I lavori condotti con i fondi del Lotto hanno consentito la sistemazione dell’antiquarium e dell’area archeologica. Per l’antiquarium sono stati eseguiti lavori all’interno della casa romana, occupata dal casolare, ai fini di una più efficace fruizione pubblica. Il piano superiore è stato allestito con materiale archeologico; un ambiente è stato destinato a presentazioni e conferenze.
La domus occupata dal casolare, ospita strutture riferentesi alle varie parti della casa: atrio, tablino, cucina, latrina e pavimentazioni in cocciopesto e mosaico. All’interno del tablino è conservata una pavimentazione a mosaico con decorazione geometrica in bianco e nero, di cui rimangono solo pochi lacerti, e al centro un tondo (emblema) con la raffigurazione policroma di Scilla in opus vermiculatum.
Vista l’importanza dei mosaici e della casa romana, è stata effettuata la ricostruzione in 2D che ripropone la decorazione geometrica del tappeto musivo dell’ambiente e dell’emblema con Scilla, di cui si conserva solo la parte centrale. Tale operazione costituisce un efficace strumento per la comprensione delle pavimentazioni, altrimenti difficoltosa, poiché molto lacunose.

Via dei Consoli

I lavori di pavimentazione e rifacimento degli impianti tecnologici hanno messo in luce condotte idriche e fondazioni pertinenti agli edifici medievali, oltre a testimonianze di pavimentazioni stradali precedenti quella attuale: la strada mattonata eseguita nel periodo di Federico da Montefeltro intorno al 1440; opere di manutenzione e restauro stradale eseguite probabilmente dalla seconda metà dell’Ottocento ai primi Novecento.

Via Fosse Ardeatine
Durante la costruzione di una casa di riposo per anziani sono state individuate nel dicembre 2007- inizi 2008 otto tombe di età romana, a fossa terragna e alla cappuccina. Solo all’interno di una era conservato un unguentario di vetro.

Via Buozzi, zona Case popolari
Durante i lavori di pavimentazione e rifacimento degli impianti tecnologici della via, condotti nell’ottobre novembre 2008, è stata scoperta una domus romana: sono stati individuati tre ambienti, che si estendono al di sotto della strada, pavimentati in cocciopesto con tessere di mosaico bianco disposti a formare motivi geometrici come reticoli e rombi. Rimane un angolo dove le tessere sono disposte a raffigurare pelte con cornice esterna e fasce parallele. In un caso rimane anche la soglia in pietra di ingresso ad un ambiente. Il rinvenimento è ascrivibile ad età cesariana, al I sec. a.C. e si inserisce in un’area nota per la presenza di case romane, rinvenute in loc. Guastuglia e anche all’interno di abitazioni lungo l’attuale via; la zona è ubicata nella Gubbio romana tra il Teatro romano, il muro del vallo e le necropoli. E’ stato individuato inoltre il muro di recinzione degli orti medievali.

Via Perugina
Nel corso di lavori per la costruzione dell' edificio sovrastante si sono rinvenute tracce di un insediamento protostorico: resti di capanne e buche per pali e materiale archeologico che abbraccia un lungo lasso di tempo dall'inizio dell'VIII sec. a.C. fino almeno al IV sec. a.C. Gli scavi hanno evidenziato come lo strato protostorico, si estenda per tutta la superficie dell’edificio e messo in luce una serie di murature e tracce di un colonnato con materiali di età preromana, tra cui una antefissa.
A poca distanza, poco più a Nord, tra il fabbricato e l’area di pertinenza esterna, è emersa una muratura costituita da grandi blocchi di calcare, in opera quadrata, di cui sono stati individuati due tratti ad angolo, conservati per due filari. Sono presenti alcuni pozzetti a sezione rettangolare, la cui sistemazione è funzionale alle attività comiziali, come in altre piazze forensi d'Italia (Todi, Fregellae, Alba Fucens e altre); le strutture sopradescritte sono legate anche ad una canaletta in calcare e a un condotto sotterraneo per il deflusso delle acque. Dalla zona provengono anche i resti di una iscrizione latina a grandi caratteri su un blocco,VIT....
Tali dati fanno attribuire i resti murari rinvenuti ad un edificio pubblico di età romana, collegato al foro di Iguvium.

Guastuglia
I lavori di scavo condotti dall’Università degli studi di Perugia avevano negli anni passati messo in luce i resti di un tempio , di cui rimangono solo le fondazioni e di un porticato. Lo scavo condotto nel 2008 ha interessato l’interno del tempio e rinvenuto anche strutture precedenti.

S. Felicissimo
Durante le opere di sistemazione dell’area antistante la facciata della Chiesa di S. Felicissimo sono venute alla luce alcune sepolture di epoca altomedievale. La Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, intervenuta immediatamente, ha individuato due tombe a cassone, i cui lati sono costituiti da lastroni di calcare locale, lunghi m.1,90 e larghi 0,60; le sepolture si presentavano in un caso coperte da lastre di pietra, nell’altro prive. All’interno, miste a terreno, erano ossa umane non in giacitura originale. Per il momento non sono stati individuati materiali di corredo.
Dal terreno di riempimento dell’area sono state rinvenute alcune monetine di XI secolo e frammenti di maiolica arcaica dello stesso periodo.
La chiesa, alla periferia della città, presso il cimitero, nell’aspetto attuale è inquadrabile al X-XI secolo. Sono conservati in facciata vari elementi lapidei frammentari, scolpiti a rilievo con motivi a treccia, croci etc.., databili all’VIII-IX secolo. L’area è interessata da un insediamento rustico di età romana e da sepolture altomedievali, a cassone, scavate alcuni anni orsono.

MASSA MARTANA
Dopo l’accettazione della proposta di concessione di scavo formulata dalla Drew University di Madison, New Jersey (USA), diretta dal prof. John Muccigrosso, e a seguito di alcuni sondaggi e prospezioni condotte nei mesi iniziali dell’anno, si è svolta la prima campagna di scavo nell’area del Vicus Martis Tudertium (o Vicus ad Martis) nelle immediate adiacenze della chiesa di Santa Maria in Pantano; i risultati dell’intervento sono stati di assoluto rilievo, anche in considerazione della metodologia seguita, che ha permesso l’esecuzione di opere “da manuale”, a partire dalla individuazione planimetrica di strutture sepolte attraverso l’indagine geomagnetica, la loro scoperta mediante scavo stratigrafico, che ha permesso l’individuazione delle varie fasi edilizie, a partire dall’epoca repubblicana fino al tardo-antico. Dopo la conclusione dell’intervento di scavo, si è proceduto alla classificazione e studio dei reperti e alla loro provvisoria esposizione nel Centro Visita e Documentazione di Massa Martana, in occasione delle “Giornate europee del Patrimonio”, nel corso delle quali si è data notizia dell’intervento.
Sempre nell’ambito territoriale dell’antica via Flaminia, la Soprintendenza ha partecipato attivamente alla elaborazione di un progetto complessivo di valorizzazione e promozione territoriale, in collaborazione con i Comuni di Massa Martana, Acquasparta e Sangemini, con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e con le Università di Firenze (Facoltà di Architettura) e di Perugia (Facoltà di Agraria). Tale progetto è stato presentato il 20 novembre 2008 nel corso di una manifestazione presso la Regione dell’Umbria, alla presenza dell’assessore Rometti.

NARNI - Le Mole
Canale artificiale lungo circa 300 m, scavato nella zona di San Liberato presso Narni.
E’ parallelo al Nera, nel quale si immette grazie a tre aperture. Una risorgiva che versa le sue acque nel canale alla base della parete destra del canale, forse ne consentiva il riempimento una volta chiuse le aperture. Noto da tempo, era peraltro abbandonato e colmato di detriti e vegetazione. Nell’estate 2008, è stato fatto un notevolissimo lavoro di disboscamento e ripulitura del canale, per una lunghezza di circa 140 m. Lavoro che ora consente una visuale libera dell’imponente struttura. Il lavoro, durato alcune settimane è stato realizzato gratuitamente dalla Società E.ON., su sollecitazione del Comune di Narni. Con propri fondi la Società E.ON ha pagato l’archeologo che ha controllato i lavori in osservanza delle prescrizioni poste dalla Soprintendenza. Sempre grazie al contributo economico della E.ON è stato realizzato un primo rilevamento topografico moderno del canale. Al termine dei lavori è stata organizzata, a Narni, una conferenza.

NOCERA UMBRA
In località Campodarco di Nocera Umbra, presso la zona industriale Zingaretti, la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, in collaborazione con il Comune di Nocera, sta conducendo dal 1999 indagini sistematiche su un insediamento di epoca romana riutilizzato in età alto-medievale.
Le campagne di scavo hanno evidenziato la grande importanza del sito, posto pochi chilometri a nord del centro di Nuceria lungo il tracciato della via Flaminia a breve distanza dal diverticolo per Ancona, la via Septempedana, altro asse viario essenziale per lo spostamento attraverso gli Appennini umbro-marchigiani e per lo sbocco al mare.
La centralità dell’insediamento sembra averne determinato il lungo utilizzo, senza apparente soluzione di continuità dal I secolo dopo Cristo al primo Medioevo. L’importanza del ritrovamento, avvenuto fortuitamente durante lavori agricoli, è accresciuta dallo stato di conservazione delle strutture, da riferirsi alla villa di un dominus della prima età imperiale.
Dell’impianto, indagato solo in piccola parte, sono stati rimessi in luce alcuni ambienti provvisti del sistema di riscaldamento con pavimenti rialzati (suspensurae) e condotti in terracotta (tubuli) per la risalita del vapore lungo le pareti, che indica la probabile pertinenza degli ambienti ad un impianto termale, secondo quanto indiziato dalla presenza di condutture per l’adduzione dell’acqua e dal soggetto del pavimento di una delle stanze. Nel 2008 lo scavo ha consentito di riportare alla luce due tappeti musivi in bianco e nero, con restauri di età tardo-antica, raffiguranti il primo una coppia di delfini affrontati ai lati di un tridente, il secondo un rosone centrale a sei petali associato a motivi romboidali.
La decorazione di uno degli ambienti era impreziosita da stucchi figurati di particolare pregio, dei quali si conservano alcune teste, nove in tutto, ed altre parti anatomiche - tra le quali si distinguono la rappresentazione di bambino seduto, di una figura apparentemente accovacciata e di un sileno, elemento di richiamo all’ambito dionisiaco.
L’elevato livello della residenza è documentato anche dalla presenza di arredi statuari, come testimonia il rinvenimento di un frammento marmoreo di una statua raffigurante Venere, della quale si spera di recuperare, con la prosecuzione delle indagini, altre porzioni. In epoca longobarda, quando Nocera diviene centro di controllo privilegiato all’interno del Ducato di Spoleto, la residenza di Zingaretti viene riconvertita a nuovo uso; sulle terme viene infatti eretta una chiesa con funzione cimiteriale, associata ad altri edifici la cui destinazione è ancora da chiarire.

ORVIETO
Necropoli Crocifisso del Tufo

La prima parte dell’anno ha visto un intervento per la messa in sicurezza dell’impianto di illuminazione e del percorso della necropoli di Crocifisso del Tufo; in tale occasione è stata rivisitata la metodologia di illuminazione delle tombe e dei corridoi funerari, per le prime con una luce interna che consente una agevole visita anche nelle ore diurne, per i secondi con una serie di illuminatori a led che forniscono un chiarore simile a quello delle torce, con suggestivo effetto notturno.
Sono stati realizzati nuovi percorsi di visita all’interno della necropoli, delimitati da staccionate rinnovate. Si è provveduto a periodiche operazioni di pulitura e diserbo, per le quali continua ad essere in atto un rapporto convenzionale con la Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana, che assicura la periodicità e tempestività degli interventi, qui e in molte altre zone di interesse archeologico gestite dallo Stato.

Pagliano- Porto romano
Sono proseguite le operazioni di scavo archeologico e restauro nell’area del porto romano di Pagliano: qui sono venute alla luce altre strutture fra cui un lungo corridoio con pavimentazione in blocchetti interrotta da canalizzazioni per lo scarico dell’acqua. Sono proseguite le opere di restauro delle murature, condotte anche con finanziamenti disposti dalla Regione Umbria al Parco Fiume Tevere, in seguito alla sottoscrizione di un protocollo di intesa fra gli Enti, già nel 2002. In collaborazione con la Società Intrageo si è realizzata una campagna di foto aeree che hanno dato utili indicazioni ai fini della conoscenza della zona.

Necropoli Cannicella
Infine è stato condotto un intervento per la sistemazione della necropoli di Cannicella (scavo anni Ottanta della Università di Perugia), con la rimozione di vecchie tettoie ormai fatiscenti e sistemazione, pulitura e recinzione dell’area. Sono in corso contatti con l’Amministrazione Comunale e la Comunità Montana per la definitiva sistemazione e copertura dell’area.

Campo della Fiera
Molto importanti sono gli sviluppi dell’opera di scavo nel grande santuario di Campo della Fiera, condotto in concessione dalla Università degli Studi di Macerata sotto la direzione della prof.ssa Stopponi. In particolare va segnalato il rinvenimento di un rarissimo busto marmoreo raffigurante Geta, figlio di Settimio Severo e fratello minore dell'imperatore Caracalla, che ne ordinò l’uccisione. Il busto era ben nascosto e sistemato con il capo appoggiato ad un cuscino di pietra.Il ritratto sarebbe stato protetto dalla distruzione ordinata dalla damnatio memoriae proclamata da Caracalla. Rinvenuti anche vasi, bronzetti, un basamento con pernio per una grande statua, antefisse e una maschera di Gorgone, oltre a 214 monete romane. Particolarmente sensazionale, per le implicazioni scientifiche, la scoperta di un’iscrizione etrusca.

Via Roma
Durante il controllo di lavori pubblici, sono emerse le tracce di un percorso stradale, forse altomedievale, nel corso dei lavori per la realizzazione di un parcheggio interrato lungo via Roma, nella zona dell’ex campo sportivo; sono intercorsi accordi con l’Amministrazione Comunale per la delimitazione del tratto stradale e la sua valorizzazione e presentazione al pubblico.

OTRICOLI

Il Comune di Otricoli in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Umbria, con fondi Arcus del Ministero per i Beni e le attività culturali, e della Regione Umbria ha inaugurato il giorno 27 luglio 2008 i “lavori per la valorizzazione archeologica e ambientale dell’antica Ocriculum”. Sono stati a tale scopo realizzati percorsi archeologici all’interno dell’antico centro e predisposti idonei pannelli per un’agevole lettura dei monumenti.

Teatro romano
Il teatro romano è stato oggetto di opere per la messa in sicurezza. Sono stati eseguiti la pulitura delle superfici dalla vegetazione, la pulizia ed il fissaggio degli elementi labili delle pareti. In queste fasi sono venuti alla luce i gradini della scala di un ingresso dall’ambulacro alla cavea.

S.Vittore
Le indagini condotte per i lavori di bonifica della chiesa di S. Vittore hanno messo in luce all’esterno il selciato settecentesco e scoperto alcuni elementi lapidei in marmo, murati e riutilizzati come panchina: un capitello corinzio di età giulio-claudia ed alcune iscrizioni di età romana.

PERUGIA
Via della Cupa. Mura etrusche

In occasione degli interventi di consolidamento del tratto di mura etrusche della Cupa programmati dal Comune di Perugia, nel giugno 2008 si è proceduto all’apertura di alcuni saggi di verifica della struttura, localizzati in prossimità della c.d. postierla della Cupa e finalizzati ad identificare la quota di imposta delle mura e la consistenza stratigrafica dell’interro.
I saggio: rinvenuto a 2 m. circa dal piano di calpestio un piano basolato con andamento parallelo alle mura e appoggiato alla cortina un lastricato formato da piccoli basoli in arenaria, in forte pendenza verso nord, databile in età post classica.
II saggio: interro post classico. Ha portato alla luce al di sotto del piano moderno sette filari della cortina etrusca, ma non è stato trovato il piano d’imposta, che sembra da localizzare comunque ad oltre 2 m. di profondità.
III saggio: tramite alcuni carotaggi per la verifica statica è stato verificato lo spessore delle mura (2,50 m) e la profondità (12 m. dal piano di via della Cupa).

Via Enrico dal Pozzo
Al di fuori della città, all’interno della Chiesa di S.Bevignate, durante i lavori di scavo condotti nel 2007 ed ancora in corso, connessi con l’intervento di “Restauro e Riuso”, si è verificata la presenza di testimonianze archeologiche pertinenti ad un impianto artigianale. Rimane un lacerto di mosaico geometrico in bianco e nero con motivo a clessidre, databile intorno alla seconda metà del I sec. a. C., pertinente ad una domus che venne definitivamente cancellata dalle strutture di una fullonica. Di questa sono infatti riemersi i resti di cinque vasche affiancate, diverse per dimensioni e tipologia. Nel 2008 le indagini condotte presso la scalinata d’ingresso alla chiesa hanno messo in luce la continuazione dell’ambiente con pavimentazione a mosaico geometrico in bianco e nero, già evidenziato all’interno.
Si sta realizzando il percorso di visita alle strutture al di sotto del piano pavimentale della Chiesa.

Strozzacapponi, rotatoria
Le indagini archeologiche, condotte con fondi della Provincia di Perugia e della Regione Umbria per la realizzazione di una rotatoria, hanno messo in luce numerose tombe etrusche ipogee, scavate nel travertino: 34 a camera e 11 a fossa. Alcune si presentavano già depredate in antico, altre integre. Tra queste la più importante per ricchezza di materiali è la tomba degli anei marcna cosiddetta “ del letto funebre”, scoperta il 4 luglio 2008.
Si tratta di una sepoltura ipogea scavata nel bancone travertinoso, trovata inviolata. E’ preceduta da un lungo dromos e da un lastrone di chiusura in travertino con due fori: la camera sepolcrale a pianta quadrangolare presenta un pilastro centrale, addossato alla parete di fondo, banchine che corrono su tre lati e pozzetto centrale. Sulle banchine erano deposte otto urne cinerarie in travertino; una era scivolata dentro al pozzetto.
I rilievi scultorei sono accentuati da un vivace cromatismo: rosso, nero, azzurro. I coperchi delle urnette cinerarie sono a doppio spiovente e con defunto giacente; presentano iscrizioni rubricate in rosso che si riferiscono alla famiglia dei anei marcna.
Sulle casse sono rappresentati ad altorilievo vari motivi : commiato fra coniugi, assedio alla città, lotta tra Centauri e Lapiti, Scilla, figura femminile su mostro marino (pistrice), bucranio. All’interno, in alcuni casi, sono conservati resti del tessuto che conteneva le ceneri del defunto.
Oltre alle urne la tomba conservava sulla banchina sinistra, appena all’entrata, elementi di un letto in bronzo di rara bellezza, che dovevano ricoprire il telaio di legno, di cui rimangono esigue tracce: sono conservati varie parti delle zampe e i fulcra con teste di cavallo e di anatra, finemente cesellate. Il rinvenimento del letto in bronzo riveste estrema importanza sia per la pregiata esecuzione, sia per la rarità del pezzo: infatti in Umbria se ne conoscono solo altri due, uno scoperto ad Arna nell’Ottocento, l’altro a Gubbio nel Novecento.
Il materiale di corredo, rinvenuto accanto alle urne, ai piedi delle banchine e nel pozzetto, consiste in vasellame ceramico, olpette, brocchette, vasetti miniaturistici, piatti, unguentari. Numerosi gli specchi in bronzo e gli strigili, alcuni uniti tra di loro da un anello. Da notare alcuni elementi di cassetta in osso lavorato.
Le urne policrome ed il ricco corredo sono pertinenti ad una famiglia piuttosto benestante, in una zona dove le tombe invece erano di rango modesto. La sepoltura fa parte di una necropoli molto estesa costituita fino ad oggi da circa cento tombe, esplorata già dall’Ottocento dallo studioso Vermiglioli, poi dalla Soprintendenza, negli anni Sessanta e Novanta del secolo passato.
La necropoli si colloca lungo uno degli assi viari antichi che uscivano dalle porte della cinta muraria etrusca di Perugia per raggiungere le città vicine, in questo caso Chiusi.

Castel del Piano - Strozzacapponi - Ater
La zona rientra nelle aree segnalate come di interesse archeologico per la presenza di una tomba ipogea, rinvenuta negli anni ’70. A tale scopo è stata attivata la procedura di “archeologia preventiva”. Sono stati quindi eseguiti sondaggi geofisici e saggi archeologici per la relativa verifica. Duranti gli scavi sono state rinvenute tracce di sepolture a fossa, scavate nel travertino, già devastate da precedenti lavori agricoli ascrivibili ad età romana; solamente in due casi era presente l’inumato con modestissimo corredo (in totale tre vasetti di ceramica comune).

SPELLO – Villa romana di S.Anna
Nel luglio del 2005 in località S.Anna, a poche decine di metri dalla Porta Consolare sono venuti alla luce resti di un complesso monumentale di notevoli dimensioni. Allo stato attuale sono stati complessivamente individuati sette ambienti, di cui quattro nel corrente anno.
I nuovi ambienti rinvenuti presentano decorazioni geometriche ad ottagoni, al centro delle quali campeggiano dei volatili di varia forma e disegno, molto raffinati. Sono inoltre presenti frammenti di stucchi ad ovuli ed intonaco di colore rosso e azzurro. Ad ovest della grande sala è presente solo una piccola parte di decorazione musiva costituita da una cornice. Nello stesso lato, un altro ambiente è decorato con una serie di fasce sinusoidi bianche con rombi rossi di risulta. L’ultimo ambiente presenta invece un tappeto musivo con raffigurazione del sole, circondato da un ottagono con trecce e fiori ed elementi geometrici. Il bordo orientale è decorato con un intreccio di nastri.
La superficie musiva finora scoperta è di 360 mq.circa.

SPOLETO – Necropoli
Nell'ambito del progetto di realizzazione da parte dell’Ater di Perugia di n° 18 alloggi a Spoleto, in località Piazza d’Armi, sono in corso dal mese di ottobre indagini archeologiche preventive in tutta la superficie designata all’edificazione dei fabbricati.
L’area interessata dallo scavo si trova a ridosso di quello che doveva essere l’antico tracciato della via Flaminia, dove è da localizzare un settore della necropoli pertinente all’insediamento umbro.
La porzione di terreno per ora esplorato, pari ad una superficie di circa 1600 m² (sui 2000 m² previsti), ha restituito un totale di dieci tombe ad inumazione del tipo a fossa terragna, riferibili al VII- inizi VI sec. a. C.
Le sepolture sono contraddistinte da una diversa tipologia della copertura e della forma della fossa. In due tombe femminili, distintesi per l’alto livello delle inumate, sottolineato, tra l’altro, dalla presenza di dischi bronzei. Il tipo di copertura costituito da una sola grande lastra di arenaria è invece utilizzato in quattro piccole fosse ovali, tre delle quali si presentano omogenee sia per l’orientamento che per il corredo, deposto ad una eccezionale profondità compresa tra m. 1,50-1,80, e costituito generalmente da un vaso di bronzo (piatto, bacile o ciotola) collocato ad un’estremità della fossa e da una collana con pendenti in bronzo, ambra e pasta vitrea sul lato opposto. Lo stesso tipo di copertura è utilizzato anche per una tomba a fossa circolare che ha restituito un corredo molto interessante, tra cui spicca un sonaglio in bronzo di probabile valenza magico-rituale. Del tutto singolare per la tipologia del corredo ceramico d’impasto, costituito in particolare da askòi “a ciambella” (foggia vascolare piuttosto inconsuete in area umbra e di probabile derivazione ceretana o vulcente) si è rivelata invece una piccola fossa-deposito circolare, segnalata sul terreno da tre pietre accostate di medie dimensioni. Infine si discostano dalle precedenti per il sovradimensionamento delle fosse (una raggiunge quasi 5 m di lunghezza) e la forte connotazione guerriera conferita ai defunti dalle armi presenti nel ricco corredo, due sepolture appartenenti sicuramente a personaggi di rango elevatissimo.

TERNI - Anfiteatro romano

L’anfiteatro romano di Terni è stato oggetto tra il 1999 e il 2005 di un complesso progetto di riqualificazione e valorizzazione, che ha consentito l’apertura al pubblico del monumento e il suo utilizzo per spettacoli. A conclusione di tale intervento, con l’impiego di fondi CIPE, l’Amministrazione Comunale, in accordo e con la supervisione della Soprintendenza, sta procedendo alla realizzazione della ricostruzione scenografica di un settore dell’antica cavea. Il progetto redatto dall’Ufficio Tecnico del Comune si basa su uno studio ricostruttivo del monumento, fondato sugli elementi archeologici scaturiti dai recenti scavi, e sarà eseguito dalla Società Cinecittà Studios di Roma con una struttura portante metallica e pennellature in vetroresina riproducenti le cortine murarie e le finiture originali. Per consentire il posizionamento della ricostruzione è stato effettuato un limitato intervento di scavo, nel settore NE del monumento, che ha consentito di liberare da interri di età moderna-contemporanea ulteriori parti della struttura antica pertinenti all'ambulacro interno.

TODI - Duomo
I lavori di restauro all’interno del duomo di Todi, condotti dalla Soprintendenza per i Beni storico-artistici-architettonici dell’Umbria sono stati seguiti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici nelle attività di scavo. Gli scavi hanno rimesso in luce alla profondità di tre metri circa, sotto il portale del duomo una struttura muraria in grandi blocchi di travertino posti in opera a secco, con zeppature in blocchetti irregolari più piccoli. Si tratta probabilmente dei resti del muro di terrazzamento del foro romano della città. Ad una fase di età repubblicana riportano alcuni frammenti di tegole di gronda policrome con decorazioni geometriche rinvenute fuori contesto, presumibilmente pertinenti ad un edificio templare. La zona indagata, situata a ridosso dell’area del foro e dell’acropoli della città antica, costituisce un punto nodale della topografia di Todi preromana e romana. Nell’area attualmente occupata dalla cattedrale è stata infatti ipotizzata la presenza di uno degli edifici pubblici della città, il capitolium, prospetticamente posto di fronte alla basilica o alla curia sul lato opposto della piazza, dove ora sorge il Palazzo dei Priori. L’unico elemento a supporto di tale ipotesi è attualmente la presenza all’interno del duomo di alcune colonne antiche di reimpiego. Sono riemersi inoltre: un breve tratto della chiesa medievale un sarcofago antico a cassone riutilizzato in epoca medievale, numerose sepolture di epoca medievale entro cassa lapidea ottenuta con materiale di reimpiego. Una delle pietre utilizzate per la copertura di una tomba è costituita da una lastra di calcare con decorazione a rilievo. Il motivo rappresentato consiste in un nastro con estremità a ricciolo, che forma due cerchi annodati al cui interno sono comprese due croci greche (IX sec. d. C). Dagli scavi provengono inoltre altri elementi lapidei di epoca romana e medievale