Città di Castello
La scarsa e sporadica documentazione archeologica, resti di mosaici, soprattutto, oltre a qualche struttura inglobata, non consente una lettura chiara dell’impianto urbano. Alcune strutture, recentemente emerse all’interno dell’area urbana, contribuiscono tuttavia a precisarne i contorni.
Si tratta probabilmente di un impianto di tipo anfiteatrale databile al I secolo d.C. ed un complesso idraulico di età più tarda. In corrispondenza del muro d’ingresso dell’anfiteatro sono state rinvenute due lastre di marmo con iscrizioni riferibili a magistrati locali. L’intera area archeologica può essere pertanto considerata come il primo rinvenimento di carattere urbanistico pertinente ad una zona pubblica dell’antico municipio romano.
Il ritrovamento protostorico più importante è quello di Riosecco, ma frequentazioni umane sono attestate già in epoca neolitica. L’abitato era esteso oltre un ettaro, dotato di grandi edifici rettangolari con alzato ligneo. I materiali restituiti dallo scavo possono essere datati dalla fine dell’VIII sec. a.C. al VI sec. a.C.,
La localizzazione topografica di Tifernum Tiberinum e la sua identificazione con l'attuale Città di Castello si è basata finora su elementi non sufficientemente significativi. E’ Plinio il Giovane la fonte antica più ricca di notizie sull’antico municipium di Tifernum Tiberinum; lo scrittore possedeva molte proprietà nel territorio tifernate.
Grazie ai recenti rinvenimenti all’interno dell’area urbana tra le attuali vie G. Oberdan, Borgo Farinario e delle Santucce (la cosiddetta area ex F.A.T.), il centro antico ha assunto connotati più precisi. La struttura recentemente scoperta ha una forma ellissoidale definita da due muri in opera a sacco, divisi da un'intercapedine, e con il paramento esterno in opera vittata. I confronti più vicini per la struttura ellittica rientrano nella categoria delle palestre e soprattutto degli anfiteatri, anche se è evidente come in questo caso manchino gli elementi strutturali di sostegno della cavea, ma non sembra inverosimile ipotizzare che l'impianto utilizzasse il terrapieno naturale. Tipologicamente l'impianto anfiteatrale potrebbe essere avvicinato ai tipi cosiddetti "provinciali", privi dell'elevato tipico, con arena scavata e cavea che poggia in parte su un'elevazione naturale e in parte costruita a terrapieno frazionato. La datazione di questo edificio che era comunque adibito a spettacoli può essere fissata nel I sec. d.C. L’anfiteatro è quindi il primo rinvenimento di carattere urbanistico riferibile ad una zona pubblica di Tifernum Tiberinum, ubicato in un’area, il quartiere Mattonata, dove sono concentrate le principali evidenze archeologiche in particolare i pavimenti a mosaico, riferibili probabilmente a domus. Le presenze archeologiche interne all’era urbana sono concentrate in un’area ristretta e con un’organizzazione topografica ben definita, delimitata dall’odierno Corso Vittorio Emanuele, forse l’antico cardo maximus. Lo scavo ha restituito due epigrafi e una base di statua rinvenute tra il muro in opera reticolata e l’ingresso all’arena. Le iscrizioni sono dedicate a Caio Palio e Caio Tussidio Marciano, magistrati appartenenti alla tribù Clustumina, tribù dominante per gli abitanti di Tifernum Tiberinum; dato il periodo storico nel quale vanno inquadrate, possono essere collegate ad onori resi ai personaggi ricordati, che potrebbero aver rivestito ruoli di rilievo proprio nella costruzione dello stesso complesso architettonico, databile in base alla tecnica edilizia al I sec. d. C.