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Orvieto – Necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo

La necropoli, che costituisce un vasto parco archeologico, è formata da serie di piccole tombe a camera, allineate lungo le vie sepolcrali. La disposizione, frutto di un preciso progetto urbanistico, fornisce preziosi elementi per la conoscenza dell’impianto urbano antico tra il VI e il III sec. a.C. Realizzate in blocchi di tufo, le costruzioni recano sugli architravi il nome del defunto.

la necropoli etrusca sotto la rupe di Orvieto

La località prende il nome da un crocifisso cinquecentesco scolpito nel tufo e conservato in una cappellina sottostante la zona di San Giovenale.
Le prime notizie di trovamenti nella zona risalgono alla fine del Settecento, ma informazioni più consistenti si riferiscono agli anni 1830-31, in occasione dei lavori per la via Cassia Nuova. Ricerche intensissime si ebbero tuttavia nell’ultimo trentennio dell’Ottocento, quando una parte della necropoli fu espropriata dallo Stato e resa visitabile. Le ricerche ripresero negli anni Sessanta del secolo scorso.
Caratteristica saliente della necropoli è la sua organizzazione urbanistica, con una planimetria regolare e strade impostate su assi ortogonali.

I pianificatori della necropoli avrebbero dunque proceduto a una divisione in lotti dell’area, probabilmente in rapporto con una strada principale già esistente o tracciata.
Nell’ambito di una sistemazione generale del “piano regolatore” sono state tracciate le altre strade che si intersecano ad assi ortogonali, abbastanza regolari.
Le tombe tipiche della necropoli, raggruppate in “isolati”, sono costituite da camere a pianta rettangolare, per lo più singole.
La porta di accesso era chiusa da un lastrone di tufo interno e da una fodera di blocchi di tufo allineata con le pareti esterne della tomba; fra il lastrone e il muro era un riempimento di terra. Il lastrone posa di solito sul terzo gradino che scende all’ingresso e batte in alto contro il terzo architrave interno. Data la scarsa larghezza delle strade si evitava che due ingressi si affrontassero, ad impedire un reciproco intralcio, ove due tombe prospicienti fossero state aperte contemporaneamente.
All’interno delle tombe sono costruite le banchine per la deposizione dei defunti, di solito due: una lungo la parete di fondo e una lungo una parete laterale; nelle tombe sono sepolti sia inumati che incinerati.
Sull’architrave esterno sono incise le iscrizioni funerarie, che testimoniano il nome del titolare della tomba; esse presentano spesso la formula di possesso secondo cui è la tomba che parla: “io sono di…”.
Tipica della necropoli è la presenza di un gran numero di iscrizioni che testimoniano prenomi e gentilizi degli antichi abitatori di Orvieto. Esse sono forse la testimonianza epigrafica etrusca di età arcaica più consistente, riferibile ad un’unica comunità cittadina.